L’Ombra che Cammina: The Phantom – Un'eredità di pugni e miti

In un crepuscolo umido nella giungla di Bengalla, tra il fruscio delle fronde e il rullare lontano dei tamburi, Kit Walker, l’Ombra che Cammina, scruta l’orizzonte dalla Caverna del Teschio. La sua figura, avvolta nel costume viola che incute timore, è un faro di giustizia in un mondo selvaggio. Ma la quiete è spezzata: la Fratellanza Singh, con un atto di spregiudicata audacia, rapisce suo figlio, minacciando l’eredità di Phantom. Con al fianco la fida Diana Palmer e gli spiriti selvaggi di Fraka il falco e Devil il lupo, Kit si lancia in una crociata che lo porterà a solcare terre lontane, dalle coste australiane ai ghiacci svedesi. Questo è The Phantom, un picchiaduro arcade che, con un’estetica fumettistica e un’anima nostalgica, tenta di riportare alla ribalta un’icona senza tempo. Definito con un solo aggettivo: "mitopoietico".

Un’eredità di carta e pixel

Creato nel 1936 da Lee Falk e Ray Moore, The Phantom è una pietra miliare della cultura popolare, il primo eroe mascherato a indossare un costume aderente, antesignano di ogni supereroe moderno. La sua unicità risiede nell’assenza di superpoteri: Kit Walker è un uomo comune, forgiato da una volontà d’acciaio, da un’abilità marziale affinata e da un’eredità mitologica che lo rende “l’Ombra che Cammina”. La sua storia, intrisa di avventura, noir ed ecologismo ante litteram, ha conquistato generazioni, traducendosi in oltre sessanta lingue e ispirando romanzi, serial, film e persino un’animazione futuristica, Phantom 2040. Art of Play Interactive, con sede a Melbourne, raccoglie questa torcia, proponendo un’avventura canonica approvata da King Features, che si dipana attraverso quattordici livelli e scene animate che sembrano strappate dalle pagine di un fumetto d’epoca. Ma riesce questo titolo a incarnare la grandezza del suo protagonista?

Un pugno al cuore del gameplay

The Phantom si presenta come un beat-’em-up a scorrimento laterale, un genere che evoca i fasti delle sale arcade. I giocatori possono vestire i panni di Kit Walker o di Diana Palmer, affrontando orde di pirati della Fratellanza Singh in una campagna che si snoda tra ambientazioni esotiche e metropoli moderne. Il sistema di combattimento si basa su una combinazione di pugni, calci, attacchi con rampino e pistole a munizioni limitate, arricchito da una barra di energia che, una volta carica, scatena mosse speciali devastanti. Kit può evocare Devil, il lupo, mentre Diana richiama Fraka, il falco, per attacchi limitati ma spettacolari. La possibilità di giocare in cooperativa locale aggiunge un tocco di condivisione, sebbene l’assenza di un’opzione online limiti l’accesso a questa modalità per chi gioca su PC. Tuttavia, il gameplay, pur funzionale, non raggiunge le vette di titoli iconici come Streets of Rage. La sensazione di colpire manca di quel feedback viscerale che rende un picchiaduro soddisfacente, e la varietà degli attacchi risulta limitata, con combo che si ripetono senza evolvere significativamente. Anche i nemici, pur contestualizzati in ciascun livello, si riducono a variazioni dello stesso archetipo, rendendo gli scontri monotoni. Le boss fight, momenti cruciali in ogni beat-’em-up, deludono: seguono uno schema ripetitivo, alternando attacchi diretti a ondate di gregari, senza mai trasmettere l’epicità di un confronto finale. Le sequenze di inseguimento, come quella in barca, sono un’aggiunta ambiziosa ma mal calibrata, con un rilevamento dei colpi impreciso che trasforma l’azione in frustrazione.

Un’estetica che respira il fumetto

Dove The Phantom brilla è nell’aspetto visivo. Il lavoro di Art of Play, in collaborazione con l’artista Anthony Spay, è un omaggio vibrante al materiale originale. Ogni fotogramma, animato a mano con una cura che richiama la tradizione del fumetto, trasuda personalità: Phantom si muove con una presenza scenica che rende credibile il suo costume viola, mentre gli sfondi – dalle giungle lussureggianti ai vicoli urbani – catturano l’immaginario avventuroso di Bengalla e oltre. Le cutscene, illustrate con uno stile che ricorda i classici di King Features, sono un piacere per gli occhi e rafforzano la narrazione, che, pur lineare, si lascia apprezzare per il suo sapore rétro. La colonna sonora, pur non memorabile, accompagna adeguatamente l’azione, anche se alcuni effetti sonori risultano altalenanti a causa di bug occasionali. Dal punto di vista tecnico, il gioco non è esente da difetti. Durante l’esperienza, si incontrano problemi minori ma fastidiosi: effetti sonori che scompaiono, animazioni che si inceppano, modalità sbloccate ma inaccessibili. Questi intoppi, pur non compromettendo l’esperienza, tradiscono un budget limitato e una rifinitura incompleta, che un aggiornamento potrebbe facilmente correggere. Su console, il gioco scorre fluido, ma su PC l’ottimizzazione appare meno curata, con cali di frame rate in momenti affollati.

Un’ombra che fatica a brillare

Art of Play Interactive ha compiuto un atto di coraggio nel riportare The Phantom nel panorama videoludico, dimostrando un amore palpabile per il personaggio di Lee Falk. Il gioco è un tributo sincero, che parla direttamente ai fan del fumetto e agli appassionati di picchiaduro arcade. Tuttavia, la mancanza di innovazione nel gameplay e una certa ripetitività ne limitano l’appeal a un pubblico più ampio. The Phantom è un titolo che vive di contrasti: da un lato, un’estetica superba che cattura l’essenza del mito; dall’altro, un’esperienza ludica che non riesce a incarnare la potenza dell’Ombra che Cammina. Per chi cerca un viaggio nostalgico o un omaggio a un’icona dimenticata, questo gioco offre momenti di genuino piacere. Ma per chi desidera un beat-’em-up che ridefinisca il genere, l’eredità di The Phantom rimane, per ora, incompiuta. https://www.gonagaiworld.com/lombra-che-cammina-the-phantom-uneredita-di-pugni-e-miti/?feed_id=25522&_unique_id=68062b18571e7

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